lucifero schiantato

un labirinto oscuro

il niente tra vita e morte

il vuoto dolente

dove le parole si perdono nel farsesco

nel nulla ripetuto e sfregiato

è l’inganno della condizione

dell’uomo-demonio

quando si banalizza il male

la parola  del bene il sapore  del giusto

eliminati l’onore l’integrità

cori di suoni scimmieschi

di occhi roteanti di fiati roventi

tappando con le dita il foro giusto

la musica è rumore indistinto e molesto

di Lucifero funzionario di Dio

che rendicontava i peccati

tra la ruralità delle leggi

ora servente dell’uomo

confidando le astuzie

spaesato sobrio smarrito

dialogando con poeti e predicatori

disarcionato schiantato 

dolente alla disperata ricerca

della sua ragione di esistere.

il porco

appuntamenti precisi stagionali annuali

veniva il tempo della vendemmia

delle pulizie di primavera 

delle benedizioni delle case

delle conserve e del porco 

tra la frenesia degli adulti

l’eccitazione dei bambini

relegati  in alto sulle scale

in platea si apprestava il patibolo

il porco trascinato dalla stalla

per il labirintico percorso che si snodava  a imbuto

curioso della novità della giornata

la festa speciale la sua  festa

grugnendo scalciando resistendo alla corda

cercando una via di fuga

bloccato a uno dei ferri arrugginito

fisso impenitente nel muro

segno di antiche masserie

il muso volto al massiccio di legno impenetrabile

un rudimentale ceppo posto su assi di legno

coltelli e segaossa di varie  misure

piccoli lampi d’acciaio delle lame

la superficie del destino la futura infermità 

le incitazioni a tenere carcerato il porco

qualche bambino veniva strattonato

e sgridato poi allontanato

la muraglia umana tenebrosa urlante

senza intuizioni del dolore

senza alcun inchino alla commozione

senza alcun ripensamento all’ineluttabile

lo scorrimento del sangue

alla prima  scientifica pugnalata al collo

il boia nella sua parte non può sbagliare

il sangue ruscella zampilla si riversa

non deve avere grumi

deve scorrere fino all’ultima goccia

deve purificare la carne

il bottino del popolo deve essere

uno sfregio al nemico un urlo terrificante

il tempo delle indulgenze è finito

nessuno è innocente tra leccornie da farsi

cedro  arancia candita uvetta vaniglia e latte

un banchetto di dolcezze per soffocare

l’odore del sangue viscido caldo nauseabondo

che accompagna la vita ma lottizza la morte.

il bambino che dona il suo cuore

siamo qui per uccidere la guerra

un giorno questa lussuria umana

s’inchinerà al suono di una chitarra

si può scatenare la pace

forse forse

una gratitudine pulsante che nasce

da lacrime di un unico cuore impastato

di ragioni contrapposte radicate

che seppellisce nelle comuni zolle innocenti

figli prima dei padri

un piccolo cuore che impazzendo di vita

decide di non farsi inchiodare dalla storia.

pietà filiale

Pietà! Pietà!: forse,  invocavano coloro che venivano puniti con la legge mosaica.

I cristiani l’hanno abiurata dopo l’avvento di Cristo che, da saggio, ha optato per la Giustizia.

Giustizia che non è, non può essere, il “porgi l’altra guancia” (come “interpretata” dalla Chiesa per il popolo) ma,  abbi fede nella giustizia che saprà condannare i “peccatori” alla giusta pena.

Le cronache ci raccontano fatti osceni. Si pensa, alcuni hanno scritto, che l’uomo sia creativo e fantasioso perfino nella crudeltà.  Eppure, soltanto gli uomini traggono piacere dall’assoggettare, umiliare,  frodare e uccidere altri esseri viventi.

Confucio  – già nel 479 a.c. –, nei suoi insegnamenti,   sollecitava gli uomini ad avere  armonia e  compostezza; perché, degnamente, potessero diventare esseri sociali.

Primaria,  la pietà filiale indirizzata a prendersi cura dei genitori, a curare gli anziani;  proteggerli, portando loro non solo cibo   ma,   rispettandone la dignità.  

Pietà! Pietà! : le immagini di quel lager dove aguzzini abusavano picchiavano,  maltrattavano, ingiuriavano, infliggevano umiliazioni, ai ricoverati ci ha sopraffatto.

Quelle immagini, restituendoci la versione indegna degli esseri umani,  ci costringono ad interrogarci.